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Partecipazione di AISE al LX Congresso della Società Astronomica Italiana

18 maggio 2016 | Lucio Tirone

Dal 2 al 6 Maggio 2016 si è tenuto a Roma, presso l’Aula Convegni del CNR, il LX Congresso della Società Astronomica Italiana.

Uno degli obiettivi principali del congresso è stato quello di avviare un processo di analisi sullo stato dell’arte della scienza legata ai maggiori progetti tecnologici e alle infrastrutture osservative in cui la comunità astrofisica Italiana, e l’INAF in particolare, sono coinvolti. L’approccio adottato è stato quello del “Reverse Engineering”: sinora si è sempre partiti dai casi scientifici più importanti per sviluppare programmi nell’ottica di massimizzare il ritorno scientifico dalle grandi infrastrutture, in questa occasione si è proposta una matrice inversa partendo dalle infrastrutture e dai grandi progetti tecnologici per verificare quale scienza di punta possa essere con essi prodotta. Si è partiti dai progetti in corso o in avanzata fase di preparazione su cui la comunità è già, almeno in parte, attrezzata per lo sfruttamento scientifico, per approdare ai progetti ancora in fase di sviluppo, su cui lo spazio per massimizzare il ritorno scientifico è ancora grande.

Elemento centrale del dibattito è stata la sessione del 4 Maggio “Organizzazione e Gestione dei Grandi Progetti Tecnologici” presieduta da D. Fierro, responsabile dell’Ufficio Centrale di Ingegneria dell’INAF e membro del consiglio direttivo di AISE. L’estrema competitività caratteristica dei moderni progetti scientifici-tecnologici, sviluppati quasi sempre nell’ambito di vaste collaborazioni internazionali, rende indispensabile un approccio tecno/gestionale efficace ed efficiente capace non solo di ottimizzare i tempi ed i costi ma anche di riadattare i processi interni delle organizzazioni coinvolte alle nuove esigenze di contesto. Da qui l’estrema importanza, oggigiorno divenuta necessità, dell’applicazione dei processi di SE e PM che passa attraverso la valorizzazione dei ruoli di Project Manager, System Engineer e Project Scientist nelle strutture organizzative dei grandi progetti tecnologici di ricerca. Tali professioni rappresentano infatti quel logico ponte di collegamento tra il dominio scientifico, da cui nascono gli obiettivi ed i relativi requisiti scientifici, ed il dominio tecnico, fucina dello sviluppo dei sistemi complessi abili a fornire i servizi richiesti.

Vari gli interventi AISE della giornata. Inizia l’Ing. Fierro che, attraverso una descrizione del Project Life Cicle, fornisce una chiara immagine della molteplicità delle figure professionali che operano come player primari in un progetto scientifico complesso. Scienziati, ingegneri, amministrativi, player industriali etc dovrebbero, in un’ottica di puro efficientamento, poter lavorare insieme in modo sinergico, sistemico e sistematico nella piena condivisione degli stessi obiettivi finali. Tale scenario diventa applicabile solo in presenza di un approccio al lavoro diverso, collaborativo e non competitivo, reso efficace dalla corretta implementazione ed applicazione dei processi tecno/gestionali di coordinamento e controllo.

Segue la presentazione di L. Stringhetti, Project Engineer del progetto SKA (Square Kilometre Array), che descrive le caratteristiche e le relative criticità dei progetti tecnologici caratterizzati da grandi produzioni di massa. Nel talk si mette in evidenza il ruolo cruciale dell’intervento industriale nelle fasi di ingegnerizzazione ed industrializzazione dei sistemi.

Il primo set di interventi si conclude con l’Ing. L. Tirone, Presidente AISE. Nella prima parte del suo talk l’Ing. Tirone descrive la struttura e le finalità dell’Associazione Italiana di Systems Engineering che è l’organismo che rappresenta il Capitolo Italiano dell’International Council on Systems Engineering. La discussione si focalizza poi sull’analisi degli elementi che rendono oggigiorno sempre più diffusa l’applicazione e la conoscenza degli standard di Systems Engineering, sia nel settore privato che in quello pubblico. La crescente complessità dei sistemi e la rapida evoluzione delle tecnologie richiedono infatti un approccio olistico e metodologicamente strutturato. Industrie ed enti pubblici, inclusi gli enti di ricerca, hanno quindi sempre più la necessità di un approccio sistematico allo sviluppo di sistemi futuri, necessità che può essere in prima linea appagata attraverso lo sviluppo di dedicati percorsi di formazione.

Ancora due gli interventi esterni della giornata. Sergio Gerosa illustra la struttura e la finalità operative del Project Management Institute, Chapter Roma, di cui è presidente dagli inizi del 2016. Dopo una breve descrizione degli standard di riferimento adottati e dei relativi testi di riferimento procede poi con una interessante analisi statistica che dà palese evidenza dell’impatto disastroso che una insufficiente attività di management ha sulle possibilità di successo dei grandi progetti.

Conclude la serie il C.V. Carulli, Direttore del I° Reparto di Teledife, Segretariato Generale della Difesa – Direzione Nazionale degli Armamenti, che ci parla di Collaborative Engineering, una metodologia front running che ha come obiettivo l’efficientamento delle attività di sviluppo dei progetti complessi e che potrebbe trovare davvero terreno fertile all’interno del panorama tecnologico astrofisico in cui l’INAF è rifermento internazionale.

Di notevole interesse anche gli interventi dei ricercatori INAF che hanno generato lunghi e costruttivi dibattiti nella platea. A. Argan, che condivide con l’Ing Fierro la direzione dell’Ufficio Centrale di Ingegneria dell’INAF, ci regala un dettaglio del Project Life Cicle dei progetti spaziali gestiti in ambito ESA con particolare focus sulle criticità contestualizzate nell’ambiente “operativo” INAF.

A. Di Giorgio dello IAPS (Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’INAF) ci parla invece delle problematiche associate allo sviluppo di SW, sempre in ambiente ESA.

M. Riva, dell’Osservatorio di Brera, descrive ed analizza le lesson learned provenienti dalla sua esperienza nello sviluppo di progetti Ground Based in collaborazione con ESO, con particolare enfasi sulla complessità dei deliverables associati alle varie review di programma.

A. Antonelli, dell’Osservatorio Astronomico Romano di Monte Porzio Catone, ci fornisce una esaustiva picture delle attività e relative criticità caratteristiche dei ground segment dei programmi spaziali, avvalendosi della sua lunga esperienza come Project Scientist dell’ASI Science Data Center.

M. Rossi, responsabile amministrativa dello IAPS (Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’INAF) infine illustra la complessità delle attività amministrative legate ai programmi spaziali e dà indicazione sulle possibili soluzioni utili alla loro gestione.

Un’intera sessione dedicata agli aspetti tecno-gestionali dei progetti complessi, analizzati da vari punti di vista, nell’ottica di evidenziare l’utilità di un nuovo approccio metodologico strutturato anche nel delicato e strategico dominio scientifico.

Davide Fierro

[Responsabile per le Relazioni con gli Enti di Ricerca, Tesoriere]

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